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RISIERA DI
SAN SABBA

EX-POLIZEIHAFTLAGER

La Risiera di San Sabba è un edificio costruito nel 1898, adibito inizialmente alla pilatura del riso, che si trova a Trieste, nel rione da cui prende il nome, quello di “San Sabba”. Dopo l'Armistizio di Cassibile il 3 settembre 1943, tale costruzione venne ristrutturata come Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), destinato allo smistamento dei deportati in Germania e in Polonia e al deposito dei beni razziati, oltre alla detenzione ed eliminazione di soggetti ritenuti pericolosi per il Regime Nazista, come partigiani, detenuti politici, ostaggi di tutti i tipi ed ebrei.

I prigionieri giungevano dalle carceri o venivano catturati in rastrellamenti non solo a Trieste, ma anche in Veneto ed in Slovenia. A seguito di questo armistizio, infatti, erano state sottoposte sotto il controllo del Terzo Reich i territori di operazione della cosiddetta OZAK (le zone dell'adriatico: Gorizia, Udine, Fiume, Lubiana e Pola). Questo campo venne inizialmente chiamato Stalag 339.
Il 4 aprile 1944, alla Risiera, venne messo in funzione anche un forno crematorio.


Precedentemente a questa data, i Nazisti utilizzavano il vecchio essiccatoio come forno rudimentale (foto sopra), già presente all’interno dell’edificio; il progetto del nuovo forno crematorio fu affidato a Erwin Lambert.
L’Edificio destinato alle eliminazioni, dove era presente anche il forno crematorio, sorgeva nel cortile interno della Risiera. L’impianto era interrato e la sagoma è ancora tutt’ora visibile. Nella notte fra il 29 ed il 30 aprile del '45, quando i reparti partigiani jugoslavi del IX Korpus avevano conquistato la quasi totalità della città, il forno crematorio e la ciminiera vennero fatti saltare dai nazisti in fuga per distruggere più prove possibili; questa fu una pratica molto diffusa nei Lager del Reich. Secondo calcoli effettuati, il numero delle vittime cremate qui è oscillante tra le 3-5mila persone. Da questo luogo però sicuramente passò un numero ben maggiore di persone che dovevano essere smistate negli altri lager. Vi transitarono infatti, diretti a Buchenwald, a Dachau e ad Auschwitz, più di 25.000 persone.

Nell’edificio al piano terra erano presenti le diciassette minuscole celle, in ognuna delle quali venivano stipati fino a sei prigionieri, che aspettavano per settimane, il loro destino. Le due prime celle venivano usate a scopo di tortura o di raccolta del materiale prelevato ai prigionieri; qui sono stati rinvenuti migliaia di documenti d'identità che venivano sequestrati non solo ai detenuti ed ai deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto, ovvero il lavoro imposto al detenuto.


Le porte e le pareti delle celle erano ricoperte di graffiti e scritte andate purtroppo perdute. Le uniche testimonianze che abbiamo sono quelle dei diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez, (la sua collezione è attualmente visibile al museo della guerra per la pace De Henriquez, situato sempre a Trieste), che ne fece una trascrizione. E’ infine presente un ultimo edificio a quattro piani dove venivano rinchiusi in camerate gli ebrei e i prigionieri politici che non erano destinati a rimanere alla Risiera, ma che attendevano di essere deportati in altri campi della Germania.

Nel dopoguerra la Risiera fu adibita come campo profughi e nel 1965 fu dichiarata Monumento Nazionale e perciò poco più tardi venne ristrutturata sotto la guida dell’architetto triestino Romano Boico, che ha ridefinito il complesso come se fosse un monumento che deve incutere timore e paura.

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Articolo a cura di Francesco Balzani 

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